Orchestra di Padova e del Veneto

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Arriva dall'Ungheria il nuovo direttore ospite principale dell'Orchestra di Padova e del Veneto. Trentasei anni, nato e cresciuto a Budapest, Zsolt Hamar ha alle spalle una lunga esperienza con i più importanti complessi del suo paese.
Praticamente li ha diretti tutti, dall'Orchestra Statale Ungherese alla Filarmonica di Budapest, dal '97 al 2004 è stato direttore principale della Filarmonica Nazionale Ungherese, e oggi conduce quella della pannonia. E' invitato spesso all'estero, soprattutto in Austria, Germania, Spagna e Giappone, mentre in Italia è salito sul podio del Teatro Lirico di cagliari e della Haydn di trento e Bolzano. Musicista cosmopolita, ora ha deciso di legarsi a Padova, per condurre la compagine veneta, che si appresta a festeggiare il quarantesimo anniversario.
Il suo impegno per la stagione in corso prevede tre dei 14 concerti in abbonamento (il prossimo è il 7 aprile, con la Sinfonia n. 98 di Haydn, l'Apollon Musagète di Stravinskij e il Concerto op. 75 di Weber, Aligi Voltan fagotto solista), ma Hamar si è già detto disponibile ad aumentare in futuro la sua presenza perchè, racconta, questa orchestra lo ha conquistato: "Ho trovato qualità tipicamente italiane, come l'esuberanza e l'amore per la cantabilità, ma anche quella ricerca di precisione e pulizia che si riscontra più facilmente in un complesso austriaco o tedesco." Il neodirettore parla con convinzione e non teme il banco di prova della registrazione: tra I prossimi progetti un cd con la Missa Solemnis di Beethoven e uno con musiche di Wolf-Ferrari.

Maestro, come è stato il suo primo impatto con l'Orchestra?

HAMAR "Ottimo, c'è stato subito affiatamento e nel tempo si è instaurato un clima di dialogo, anche se soltanto strettamente musicale, visto che il mio italiano è ancora piuttosto precario. Durante le prove ci capiamo al volo e il risultato è una grande sintonia, credo che anche il pubblico in sala la percepisca."

Considerando lo stretto legame con la Sua Patria, pensa di portare anche a Padova il repertorio ungherese?

HAMAR "Perchè no? Ho già diretto l'Orchestra di Padova e del Veneto in un brano di leò Weiner, un compositore di Budapest contemporaneo a Bartòk, e mi ha colpito la bellezza di quell'esecuzione. Credo ci sia una sensibilità che accumuna tutta l'Europa centrale e rende agevole il dialogo tra culture, come quella ungherese e italiana, che potrebbero sembrare lontane ma non lo sono affatto. Comunque in generale per le scelte di repertorio continuerò a decidere insieme all'orchestra, mi sembra importante che il programma di lavoro sia una scelta condivisa".

Quali obiettivi si è posto quando ha accettato l'incarico?

HAMAR "Prima di tutto di conoscere bene l'orchestra. Può sembrare ovvio, ma io credo che il rapporto di un direttore con I suoi musicisti assomigli a quello di una coppia, quindi la cosa più importante è ascoltarsi a vicenda e cercare di capirsi. Solo in questo modo si può costruire un pò alla volta un progetto solido."

E del pubblico di Padova che cosa pensa?

HAMAR "C'è ancora molto da fare, soprattutto per avvicinare alla classica i più giovani. Lo so, è un problema diffuso e difficile da risolvere. Eppure il generale calo di interesse delle nuove generazioni mi sorprende perché in realtà credo sia dovuto a un banale problema d'immagine, o di comunicazione. Ho l'impressione che ogni tanto noi musicisti viviamo come tappati in una casa con le finestre chiuse e le tapparelle abassate. Invece dovremmo aprire le porte e invogliare tutti a entrare. Comunque l'Orchestra di Padova è già molto attiva su questo fronte: ad esempio ci sono le prove aperte agli studenti e il ciclo del sabato pomeriggio Musica in famiglia".


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